NEO VICE ISPETTORI DEL CORPO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI

Al Presidente del Consiglio

Avv.to Giuseppe CONTE

 

Al Vice Premier

On.le Matteo SALVINI

 

Al Vice Premier

On.le Luigi DI MAIO

 

Al Ministro della Giustizia

On.le Avv.to  Alfonso BONAFEDE

 

Al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

Dott.re Francesco BASENTINI

ROMA 

 

 

 

 

Pregiatissimi in intestazione,

Il Club UDS- Uomini e Donne della Sicurezza -, associazione maggiormente rappresentativa per gli appartenenti a alle Forze Armate e dell’Ordine, con la presente vuole rappresentare tutta una serie di diritti che sono stati negati a seguito di iniziative lontanissime da quelli che sono stati, in alcuni casi, i dettati di indirizzo dell’amministrazione Penitenziaria circa imprescindibili riconoscimenti che fanno capo al proprio ordinamento del Corpo della Polizia Penitenziaria.

Il tanto famoso concorso dei Vice Ispettori, che finalmente dopo poco più di 10 anni ha visto volgere al termine, acquisendo il titolo, difficilmente superabile, di concorso più lungo tra quelli delle Forze di Polizia, sta anche pregiandosi del primato di essere tra quelli che sta producendo più ricorsi contro la propria Amministrazione.

Il primo tra tutti è quello del riconoscimento del danno procurato ai partecipanti, oggi Ispettori, sia economico che giuridico oltre che per la perdita di possibilità di progressione di carriera, diritti riconosciuti da norme tuttora in vigore, che si evita di richiamare in quanto troppe volte segnalatovi e mai prese in considerazione, che oggi si aggiungono a norme della Comunità Europea , che già in altre occasioni ha condannato lo Stato che sera macchiato del dolo di non dare seguito a concorsi banditi nei tempi previsti da una ragionevole durata del bando stesso.

Questa chiusura ad oggi ha prodotto circa 972 ricorsi, che dalle ultime dichiarazioni dei vertici del Dicastero della Giustizia, sembrerebbe addirittura che siano sconosciuti ai loro uffici, questione gravissima se confermata, essere a Capo di Uffici strategici per il Corpo della Polizia Penitenziaria significa anche essere puntualmente aggiornati sulle questioni legate alla vita dei processi funzionali del proprio ambito amministrativo.

L’aver costretto 972 appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria, che prima di tutto sono Madri e Padri di famiglia, a dover rivolgersi ai Tribunali per vedersi riconoscersi un diritto non è motivo di vanto ma una vera e propria sconfitta che si perfeziona proprio nel Palazzo della Giustizia ai cospetti del Sigillo di Stato che dal Corridoi degli uffici del Ministro, esprime il massimo della legalità in quanto sigilla, in ultima pagina, tutte le Leggi che entrano in vigore per lo Stato Italiano.

L’associazione, così come gli Uomini e Donne dello Stato oggi Ispettori della Penitenziaria, hanno consapevolezza del fatto che per arrivare all’ultimo grado di giudizio, Bruxelles, ci vorrà del tempo, questione non da poco, sulla quale l’attuale compagine Dirigenziale avrà solo un lontanissimo ricordo, e sui quali non grava un costo abissale che ricade immancabilmente sulle tasche dello Stato cioè sui CITTADINI, che purtroppo ad oggi non riconosce la responsabilità a chi firma, che si vede protetto dalla non responsabilità giuridica ma solo da quella morale che a quanto sembra a poco valore, altra questione sarebbe stata se la responsabilità sarebbe stata riconosciuta al Dirigente poco attento ad emanare sentenze con lo strumento delle circolari non conformi a norme e diritti acquisiti.

Da ultimo, ma non per importanza, segnaliamo la questione legata alla missione durante il corso di formazione, infatti, così come tutti i corsi  dei precedenti Ispettori, anche per gli attuali è stata diramata la circolare, prima dell’inizio del corso, che tutti i vincitori erano inviati alle scuole di formazioni in trattamento economico di missione è fondamentale ribadire che fino ad oggi cosi è stato, anche perché le modalità sono dettate da norme interne al Corpo della Polizia Penitenziaria e da tantissimi chiarimenti diramati negli anni dai vari Dirigenti Generali susseguitosi ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che in più occasioni hanno proprio chiarito che ai partecipanti  di un concorso interno gli deve essere riconosciuta la missione come trattamento economico durante il corso di formazione.

Oggi a nove mesi dall’inizio del corso e a quattro dal termine dello stesso, dove già alcuni Ispettori avevano percepito il trattamento economico della missione, viene diramata una circolare con la quale non solo si stabilisce che il trattamento economico della missione non è riconosciuto in quanto non previsto, ma addirittura per avallare la posizione assunta, fa riferimento ad una norma in vigore in altro Corpo di Polizia, che nulla ha a che fare con il regolamento del Corpo della Polizia Penitenziaria, infatti mai se visto un appartenente alla Polizia di Stato, Corpo al quale la circolare fa riferimento , salire su un piano detentive e svolgere i compiti istituzionali della Polizia Penitenziaria e mai si vedrà, senza nulla togliere ai loro compiti importantissimi a garanzia della sicurezza delle nostre città.

Se nel nostro Stato esistono più Corpi di Polizia, ognuno con il proprio regolamento e i propri compiti, un motivo ci sarà!. Se il Legislatore ha inteso diversificare le norme di regolazione tra i diversi Corpi un perché ci sarà!, richiamare articoli e commi per negare un diritto sacrosanto, da sempre riconosciuto, crea disparità di trattamento tra appartenenti allo stesso Corpo.

Cosa più grave è che il garante del rispetto delle leggi, la massima autorità che rappresenta tutti i processi attuativi della Giustizia, colui che ha l’onere di essere a garanzia di tutti i consociati ad oggi permette che le leggi siano interpretate a proprio piacimento e non eseguite così come il Legislatore fin dalla notte dei tempi ha inteso.

Anche in questo caso i vincitori si preparano a ricorrere in tribunale per vedersi riconoscere un diritto, fino ad oggi sempre riconosciuto e che non può essere tramutato in aspettativa speciale a concorso concluso, interpretazione che tra l’altro viene meno per tutta una serie di prerogative che se in missione speciale non potevano essere riconosciute durante il corso.

Le doglianze interpretative trovano efficacia solo perché la responsabilità delle decisioni non ricadono su chi si pregia di interpretare e non di eseguire con il solo fine di risparmiare e fare cassa per lo Stato a discapito di Donne e Uomini  dello Stato che in silenzio malpagati e in continua emergenza, tutti sappiamo le condizioni di criticità in cui operano i Poliziotti nelle CARCERI, che per garantire il pieno rispetto dei ristretti sono costretti a turni interminabili massacranti che porta ad accumulare centinaia di ore di straordinario in attesa di essere pagate, chissà quando, ferie arretrate riposi settimanali non goduti e quadruplicazione dei turni notturni.

Non ci venite a dire che è in atto un arruolamento di forze nuove, questi servono a malapena a rimpiazzare tutti coloro che sono andati in quiescenza. Non ci venite a dire che la pianta organica , prevista del decreto Madia, rientra nei canoni di personale previsto, da sempre abbiamo contestato la Madia per essere una norma incostituzionale che non poteva essere applicata per le Forze Armate e dell’Ordine in quanto avrebbe pregiudicato la sicurezza degli operatori oltre che quella dei Cittadini.

Tutti speranzosi nel Governo del Cambiamento, ma qua di cambiamento c’è solo la preclusione di diritti, si registra un irrigidimento nei confronti del Corpo della Polizia Penitenziaria mai verificatosi , come se il problema sono i Poliziotti e non i delinquenti che la società vuole vedere assicurati alla giustizia e non liberi per le strade a compiere ogni tipo di reato a danno della Democrazia del nostro Paese.

A termine della nostra nota ci appelliamo al vostro senso di responsabilità affinché si effettui una verifica Legislativa che abbia la finalità  funzionale di verificare se quanto esposto sia degno di un cambiamento delle circolari e delle posizioni assunte dai vertici Dipartimentali, con il solo fine di non obbligare Uomini e Donne dello Stato a ricorrere ai Tribunali per dei diritti che non possono essere stravolti se non in seguito ad altre leggi che sostituiscono o obbligano quelli esistenti nel rispetto dei propri regolamenti e non in sennò a richiami di altri enti non applicabili costituzionalmente a organizzazioni statali con compiti diversi.

   

                                                           Presidente UDS D. G. FILIPPONE

                                               

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