SENTENZA N° 385/2019 sul ricorso in materia di pensione

Sezione: SEZIONE GIURISDIZIONALE SICILIA

Esito: SENTENZA

Numero: 385

Anno: 2019

Materia: PENSIONISTICA

Data pubblicazione: 24/05/2019

Codice ecli: ECLI:IT:CONT:2019:385SGSEZ

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA

Il Giudice Unico delle Pensioni

Carola Corrado

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A N° 385/2019

sul ricorso in materia di pensione iscritto al n. n. 64856 depositato il 26

luglio 2017, proposto da P. A., nato OMISSIS, rappresentato e difeso

dall’avv. Natale Cardile, nel cui studio in Messina, v.le San Martino 146 è

elettivamente domiciliato pec natale.cardile@pec.basileassociati.it fax

090.2406024

contro

– I.N.P.S., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e

difesa dall’avv Tiziana Giovanna Norrito, pec

avv.tiziana.norrito@postacert.inps.gov.it, unitamente e disgiuntamente con

avv. Gino Madonia, pec avv.gino.madonia@postacert.inps.gov.it

elettivamente domiciliato in Palermo presso l’avvocatura regionale

dell’istituto sita in via M. Toselli n. 5;

Esaminati gli atti ed i documenti della causa;

Udito, nella pubblica udienza del 23 maggio 2019 l’avv. Cardile e l’avv.

Rizzo per l’INPS.

Ritenuto in

F A T T O

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Con il ricorso oggetto del presente giudizio il sig. P. agiva avverso il

provvedimento di liquidazione n. OMISSIS, dell’11.09.2015, consegnato in

data 01.03.2017, con il quale è stata conferita la pensione ordinari diretta di

inabilità, liquidata con il sistema misto a decorrere dal 04.05.2015. A tal

riguardo il ricorrente rappresentava che l’INPS avrebbe impiegato un

coefficiente di pensione di rendimento del 35%, ovvero quello previsto

dall’art. 44 D.P.R. 1092/1973, anziché quello previsto per il personale

militare dall’art. 54 D.P.R. 1092/1973 e pari al 44%. Infatti secondo quanto

sostenuto nel ricorso sarebbe errata l’interpretazione restrittiva dell’INPS, in

base alla quale l’applicazione dell’art. 54 dovrebbe effettuarsi solo nei

confronti del personale che sia cessato dal servizio con un’anzianità utile tra

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i 15 e i 20 anni. La diversa interpretazione invece si ricaverebbe dal secondo

comma dell’art. 54 laddove è previsto che la percentuale del 44% sia

aumentata ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo. Pertanto a questo

giudice il sig. P. chiedeva di dichiarare la liquidazione provvisoria effettuata

dall’INPS viziata da errore di calcolo avendo applicato la percentuale

prevista dall’art. 44 D.P.R. !092/1973 in luogo della diversa prevista dall’art.

54, condannando l’INPS al pagamento delle differenze dei ratei pensionistici

a partire dal 04.05.2015.

Con memoria depositata in data 16 maggio 2019 si costituiva l’INPS,

chiedendo di ritenere e dichiarare corretta la liquidazione effettuata

dall’INPS e di rigettare il ricorso con qualunque statuizione e ogni

conseguenza sulle spese. L’INPS rappresentava di aver correttamente

liquidato la pensione, poiché il ricorrente aveva maturato 37 anni di servizio

e l’art. 54, comma 1, D.P.R. 1092/1973 si applicherebbe soltanto ai militari

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andati in congedo tra i 15 e i 20 anni. Per il militare con più di vent’anni di

servizio si applicherebbe la sola aliquota ulteriore dell’1,80% prevista

dall’art. 54 per ogni anno di servizio oltre il ventesimo.

All’udienza del 23 maggio 2019 l’avv. Cardile insisteva nelle

argomentazioni riportate nel ricorso, richiamando la sentenza n. 422/2018

della I sezione Centrale d’Appello. L’avv. Rizzo si riportava alla memoria

depositata.

La causa era posta in decisione, come da verbale di udienza.

Considerato in

DIRITTO

1. Nel presente giudizio occorre accertare l’applicabilità dell’art. 54 D.P.R.

1092/1973 nell’ipotesi del ricorrente che non cessava il servizio con

un’anzianità dai 15 ai 20 anni.

Sulla questione di diritto bisogna dare atto che vi è un contrasto di

giurisprudenza tra due tesi, quella sostenuta dall’odierno ricorrente e quella

restrittiva, in base alla quale l’art. 54 D.P.R. 1092/1973 si applicherebbe solo

a coloro che siano cessati dal servizio con un numero di anni compreso tra i

15 e i 20 (nel primo senso fra le altre sez. Toscana 173/2019 e 163/2019; sez.

Sardegna 2/2018 e 68/2018; nel secondo senso sez. Veneto 56/2019).

Il suddetto art. 54 prevede che “la pensione spettante al militare che abbia

maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari

al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo

comma del presente articolo”. Al secondo comma si stabilisce inoltre che “la

percentuale di cui sopra è aumentata di 1,80 per ogni anno di servizio utile

oltre il ventesimo”.

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Ciò che appare dirimente per stabilire l’applicazione la norma è il secondo

comma dell’art. 54. Infatti stabilire che la percentuale del primo comma

(ovvero testualmente “la percentuale di cui sopra”) viene aumentata ogni

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anno di servizio utile oltre il ventesimo, acquista significato soltanto

ammettendo che la stessa si applichi anche a chi cessi dal servizio oltre il

ventesimo anno.

Posto che nel caso di specie il ricorrente aveva maturato i quindici anni di

servizio al 31.12.1995, tale norma nel caso di specie deve applicarsi solo per

il calcolo della parte retributiva della pensione, ovvero per la quota A.

Pertanto si ritiene di dover accogliere il ricorso, affermando il diritto alla

rideterminazione del trattamento pensionistico, con l’applicazione delle

aliquote di cui all’art. 54 DPR 1092/1973, rispetto alla quota calcolata con il

sistema retributivo. Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del

ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la

rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente

eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di

ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.

2. Considerata la novità delle questioni trattate al momento della

proposizione del ricorso e la sussistenza di giurisprudenza di segno contrario,

si ritengono sussistenti idonei motivi per dichiarare compensate tra le parti le

spese di giudizio.

P.Q.M.

La Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana in

composizione monocratica, in funzione di Giudice Unico delle Pensioni,

definitivamente pronunciando:

5

– accoglie il ricorso e, per l’effetto, dichiara il diritto della parte ricorrente

alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota

calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art.

54 del d.P.R. n. 1092/1973. Sui maggiori ratei di pensione conseguentemente

dovuti spettano al ricorrente gli interessi nella misura legale e la

rivalutazione monetaria (quest’ultima limitatamente all’importo

eventualmente eccedente quello dovuto per interessi), con decorrenza dalla

data di scadenza di ciascun rateo e sino al pagamento;

– compensa le spese.

Manda alla segreteria per gli adempimenti conseguenti.

Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 23 maggio 2019.

Il Giudice

F.to Carola Corrado

Depositata in Segreteria nei modi di legge

Palermo, 23 maggio 2019

Pubblicata il 24 maggio 2019

Il Direttore della Segreteria

F.to dott.ssa Rita Casamichele

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