Cassazione conferma il 4bis per Ferdinando Cesarano: camorrista che sfidò Cutolo ed evase dal Tribunale di Salerno

All’anagrafe è Ferdinando Cesarano, nato a Castellammare di Stabia il 26 agosto del 1954. Per gli amici degli amici è Nanduccio di Ponte Persica, altrimenti detto ’o pagliaiuolo.

Ha due lauree, una in Sociologia (2007), l’altra in Giurisprudenza (2015), entrambe conseguite in carcere
Recluso dal 10 giugno del 2000, è attualmente detenuto nel penitenziario di massima sicurezza di Parma (lo stesso in cui si trova il padrino della Nco, Raffaele Cutolo), sta scontando tre ergastoli, ed è sottoposto al regime del carcere duro.

Regime che per Cesarano, continuerà ancora, perché, la Cassazione ha respinto il ricorso dei legali difensori del capo camorra
Gli avvocati si erano rivolti alla Suprema Corte, dopo che il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva bocciato la richiesta di revoca del 41 bis, presentata per il loro assistito. Per i magistrati, Nanduccio, continua a essere un elemento pericoloso, un boss e un punto di riferimento per i suoi uomini, e dovesse essere ricollocato in regime ordinario, potrebbe riprendere – sostengono i giudici – contatti con affiliati che si trovano all’esterno del carcere. Del resto, l’organizzazione, secondo gli inquirenti e le ultime inchieste, è sempre attiva, soprattutto sul fronte delle estorsioni e del riciclaggio dei capitali illeciti.

L’operazione Olimpo scattata il 5 dicembre del 2018
Il clan Cesarano è stato coinvolto anche nella operazione Olimpo, che è scattata il 5 dicembre scorso e ha portato in carcere, tra gli altri, anche l’imprenditore stabiese, Adolfo Greco. Ma tornando a Nanduccio di Ponte Persica, è considerato uno dei personaggi di primo piano della camorra degli anni Ottanta, quella che secondo i riscontri investigativi, le sentenze e le dichiarazioni dei collaboratori lo vide, per un periodo, alla guida della Nuova famiglia nella guerra contro la Nco di Cutolo.

Gli anni Ottanta e la guerra contro la Nco di Raffaele Cutolo
Il suo curriculum criminale parla da sé, figlioccio di Carmine Alfieri, suo padrino di cresima durante una funzione celebrata al Santuario di Pompei, scala rapidamente tutte le posizioni fino a guidare una cosca che agisce in maniera predominante, in una vasta area compresa tra il territorio di Pompei e quello di Castellammare di Stabia.

L’ergastolo per la strage di Torre Annunziata e l’evasione dall’aula bunker del tribunale di Salerno
A luglio del 1998, Cesarano viene condannato all’ergastolo per aver preso parte alla strage di Torre Annunziata (26 agosto 1984), che causò la morte di otto persone. Viene condannato, ma in aula non c’è, perché è latitante. Un mese prima, il 22 giugno, insieme a Giuseppe Autorino (anche lui affiliato al clan Alfieri) fugge dall’aula bunker del tribunale di Salerno, dove si sta svolgendo il processo su alcuni appalti controllati dal clan Maiale.

Cesarano e Autorino passano attraverso un buco fatto da loro complici tra la parete della gabbia e un canale sotterraneo che sbuca nei pressi della tangenziale. La fuga, aiutata dagli altri imputati, che fanno da schermo nella gabbia, viene scoperta quasi subito. La Polizia Penitenziaria esplode dei colpi all’indirizzo dei fuggitivi, ma questi riescono a raggiungere la strada dove fermano un automobilista e gli portano via l’auto.

Il biglietto lasciato dai due evasi: «Grazie e ciao ciao»
Nel tunnel utilizzato da Cesarano e Autorino vengono poi trovate pistole e bombe a mano; e un biglietto che si conclude con un beffardo «grazie e ciao ciao». La latitanza di Nanduccio di Ponte Persico finisce il 10 giugno del 2000. Il Gis dei carabinieri irrompe in una villa alla periferia di Torre Annunziata. Nel corso dell’operazione i militari arrestano anche Bruno Del Gaudio (il proprietario della villa) e denunciano in stato di libertà, per favoreggiamento, la moglie di quest’ultimo e un’altra donna, che sono in loro compagnia. Dal quel giorno sono trascorsi quasi 19 anni, Ferdinando Cesarano li ha passati in carcere, riuscendo a laurearsi prima in Sociologia, poi in Giurisprudenza. Il secondo titolo accademico lo ottiene con una tesi sul regime del 41 bis. Lo stesso a cui continuerà ad essere sottoposto durante la sua detenzione.

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