Progetto di contrasto per Suicidi Forze di Polizia

Al Presidente della Repubblica

Sergio MATTARELLA

 

Al Presidente del Consiglio

Proff.re Giuseppe CONTE

 

Al Ministro degli Interni

Senatore Matteo SALVINI

 

Al Ministro della Difesa

Senatrice Elisabetta TRENTA

 

                                                                                                                                      Al Ministro della Giustizia

On. LE Alfonso BONAFEDE

 

 

 

                                             Fenomeno Suicidario tra gli appartenenti alle Forze di Polizia

 

Pregiatissimi in intestazione,

 

Il fenomeno dei suicidi da parte di chi porta una Divisa è arrivato a creare preoccupazione tra tutti gli operatori della sicurezza.

Il Club UDS da tempo porta avanti una campagna di informazione circa l’aggravarsi dei drammatici eventi che il nostro paese sta attraversando.

 

Con nota 555/RS/01/143/4733 del Ministero dell’Interno, il Capo della Polizia con un decreto ha avviato la costituzione di un Osservatorio Permanente Interforze sul fenomeno suicidario tra gli appartenenti alle Forze di Polizia.

Concretamente si sta cercando di affrontare il problema legato ai tanti suicidi da parte degli appartenenti alle Forze di Polizia attraverso un’organizzazione interforze, per cercare di trovare i motivi scatenanti che possano spingere un Collega all’estremo gesto.

Attraverso uno scambio comune di informazioni si è posto l’obiettivo di adottare degli studi e implementare dei progetti utili ad accrescere la conoscenza del fenomeno e delle possibili cause.

                Lo scrivente da tempo studia il fenomeno e ha fatto un’indagine personale per comprendere le motivazioni che possano spingere un collega a compiere un gesto che va oltre ogni possibile utopia.

In concreto, per la maggior parte dei casi, i fattori scatenanti sono legati a situazioni di conflittualità in ambito familiare ed in alcuni casi collegati a situazioni economiche tenute nascoste ai propri cari, oltre che fattori di stress dovuti al delicato e complesso lavoro che ogni giorno ci troviamo ad affrontare.

 

Tale particolare contesto operativo, ci mette a dura prova psicologica ed in tantissime occasioni, eventi traumatici legati al nostro lavoro continuano a ad annidarsi nella nostra mente anche ultimato il servizio, creando fattori scatenanti che non si riesce a gestire nella normale vita anche personale, costituendo, pertanto, potenziale fonte di “burn-out”.

Uno dei progetti di possibile attuazione potrebbe prevedere l’individuazione di strutture dismesse o sequestrate alle criminalità organizzata, per adattarle a uffici, all’interno dei quali istituire dei punti di ascolto, in assoluto anonimato.

                Il progetto potrebbe prevedere un protocollo di interventi volti al benessere del personale delle Forze di Polizia e alla riduzione dello stress, con lo scopo di prevenire l’impatto dei fattori scatenanti le condotte suicidarie.

Attraverso la creazione di una banca dati, si potrebbero raccogliere tutti i contatti dei colleghi, ai quali in occasione di ricorrenze particolari inviare un messaggio per ricordare agli stessi l’importanza che hanno nell’organizzazione del lavoro con l’un unico obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini.

Oltre queste, altre iniziative collegate alla sfera della vita personale e familiare, contribuirebbero a essere più vicini ai bisogni dei colleghi, per cercare di comprendere e prevenire eventuali sintomi di disagio.

                La struttura ovviamente dovrebbe essere in grado di affrontare autonomamente le spese di gestione dei processi organizzativi. A tal proposito una possibile soluzione, potrebbe essere l’istituzione di un fondo – mediante il contributo volontario di 2 euro mensili da parte dei colleghi – finalizzato al miglioramento del progetto, investendo in tecnologie avanzate da mettere a disposizione dei professionisti che con la propria conoscenza ed esperienza, potrebbero tracciare nuovi percorsi di contrasto al fenomeno dei suicidi.

I colleghi devono trovare in questa struttura un punto di riferimento per avere anche una valvola di sfogo durante un periodo difficile del duro e complesso lavoro che facciamo.

                A tal proposito anche chi ha incarico politico di ogni grado e luogo, dovrebbe contribuire anche con versamenti volontari mensili a favore delle strutture per il loro sostentamento.

                La peculiarità di questi centri di ascolto, da inserire in un progetto Regionale, dovrebbe essere anche quella della previsione di dotazione di figure professionali legate al mondo della psicologia, con piena autonomia di movimento in ambito regionale al fine di poter raggiungere e dare supporto al collega in difficoltà in ambito regionale.

Le strutture di cui sopra – dotate di un’equipe di operatori formati ed altamente qualificati per operare con questo tipo di emergenza – dovrebbero consentire, un sostegno pratico propedeutico ed un’alta efficacia degli interventi sul piano psicologico per consentire agli appartenenti alle ff.pp. di:

 riconoscere che si sta attraversando una fase di malessere/disagio

 riconoscere che si ha bisogno di un aiuto

 superare alcune resistenze legate (anche) al proprio ruolo

 superare alcuni timori circa la riservatezza del servizio («e se si viene a sapere sul       posto di lavoro?»)

L’ideazione suicidarla, invero, è il prodotto della complessa interazione tra molteplici fattori di rischio quali:

– Stress organizzativo Stress operativo;

– Burocrazia, mancanza di autonomia e conflitti interpersonali, turni massacranti, orari di lavoro irregolari situazioni emotivamente intense vissute sul luogo di lavoro (aggressioni, violenze sessuali, abusi…)  Che determinano:

– CONSEGUENZE INTRAPSICHICHE -Depressione e disperazione;

 

– CONSEGUENZE COMPORTAMENTALI – Dipendenza da alcol;

–              CONSEGUENZE RELAZIONALI – Interazioni disfunzionali con altri significativi e quindi ciò determina ideazione suicidarla.

 

Il progetto coordina Dispositivi organizzativi, che consentirebbero:

  • Supervisioni periodiche di gruppo gestite da personale esterno;
  • Debriefing in seguito a situazioni di particolare intensità emotiva;
  • Assessment pre-assunzione e rivalutazioni periodiche;
  • Attività di formazione, attività psico-educative;
  • Programmi di supporto alla gestione dello stress (ad es.: strategie di intervento basato sul sostegno tra pari, intervento clinico-psicologico, psicoterapia; istituzione di una linea telefonica di assistenza volontari).

 

Il progetto quindi ha come obiettivo l’innalzamento del Benessere organizzativo attraverso l’implementazione di uno spazio fisico e relazionale dove i segnali di disagio siano colti da una comunità sensibilizzata e competente, a contributo reale, per arginare un fenomeno che tocca molte famiglie da vicino.

                                                                             

                                                                                              Presidente UDS

                                                                                                D.G.Filippone

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