Popolo Sovrano ma solo per una certa categoria

Riceviamo e condividiamo

Salve dr.ssa Bonasera, ho avuto modo di seguire la sua inchiesta, andata in onda ieri sera su Rai 2 nel corso della trasmissione “Popolo sovrano”.

 Le confesso che mi ha colpito la leggerezza con la quale si è proceduto a buttare fango sulla Polizia Penitenziaria. In particolare, credo che gli sia sfuggito un elemento importante, del quale non ha tenuto assolutamente conto; ossia che il Corpo della Polizia Penitenziaria è animato da persone che sono anche mamme, mogli, padri, fratelli, figli e quindi esseri dotati di un’etica, di una coscienza e di valori, che li accomunano ad una società per la quale operano e della quale si sentono parte integrante.

Sono quei valori gli che conducono nell’ esercitare un mestiere, certamente difficile, ma non meno entusiasmante del suo, con la differenza che la Polizia penitenziaria produce sicurezza mentre lei, e i suoi colleghi, vi adoperate a mettere sullo stesso piano, in maniera indegna ed ignobile, un’Istituzione dello Stato al pari di chi lo Stato lo mortifica o lo ha violentato senza pietà.

La Polizia penitenziaria, in ogni sua componente, è animata dal credo, dal sentimento umano, i Poliziotti sono guidati dalla consapevolezza che l’uomo, il cittadino, qualunque persona, è la risorsa più preziosa per lo Stato e non può egli essere mai fatto oggetto di violenze e di soprusi.

Noi poliziotti Penitenziari non siamo dei marziani, siamo degli esseri umani dotati di umanità. Ho 53 anni, 26 dei quali trascorsi in carcere a servire il cittadino detenuto e ciò che motiva il mio corretto  agire è  il convincimento che l’autorevolezza, la credibilità dello Stato, passa anche attraverso la mia quotidiana azione, non solo per mantenere separate le persone recluse in uno spazio definito, ma anche e soprattutto dando loro speranza, quella che ieri lei ha negato a circa 45.000 Poliziotti, a persone che credevano, di per avere ancora l’illusione o la speranza che fossero considerate  risorsa utili alla sicurezza dello Stato, ovvero che non fossero considerati criminali della peggior specie tanto da passare per carnefici aguzzini.

 È evidente che per una certa comunità intellettuale, della quale lei fa certamente parte, non vi è differenza alcuna tra il Poliziotto e il criminale, anzi “no” è il criminale vittima del Poliziotto e quindi dello Stato.

 Mi consenta di dirle che lei ha esercitato la sua responsabilità di fare informazione con molta superficialità e approssimazione avendo quale unico obbiettivo non quello di fare luce (viva a Dio in Italia esiste la magistratura per dirimere eventuali dubbi su determinate condotte che possono apparire dubbie), ma di screditare un’intera categoria di lavoratori, di Uomini e Donne che rappresentano lo Stato nel luogo in cui è contenuto scarica tutto il disagio e la disperazione del paese e del quale nessuno si occupa se non  la Polizia Penitenziaria spesso lasciata sola nell’indifferenza generale.

 Mi creda, dirle che mi sento mortificato è un eufemismo. Apprendere che l’informazione possa essere così cinica e parziale tanto da delegittimare, offendere e denigrare lo trovo incredibilmente penoso per chi quel tipo di informazione produce.

 Credo, e sono convinto, che lei abbia perso un’occasione per fare il suo mestiere in maniera appropriata, onesta, equilibrata, come si conviene ad un professionista dell’informazione magari divulgando, per esempio, il numero delle tante persone detenute che nei penitenziari grazie al Poliziotto Penitenziario sì sono salvate; oppure il numero dei tanti miei colleghi costretti alle cure mediche per le conseguenze di una violenza che noi Poliziotti, e non altri, siamo chiamati a contenere nelle celle dei penitenziari, dove è confinata quella stessa violenza che tante donne, purtroppo, hanno sperimentato con le conseguenze devastanti e permanenti che tutti conosciamo tranne lei e pochi altri.

 La Polizia Penitenziaria è abituata a gestire le menti più criminali, più diaboliche le più dementi, ma non per questo dimentica che quelle menti godono di tutela giuridica e di riconoscimento umano anche all’interno delle carceri attraverso l’osservazione il trattamento e la rieducazione. Chiudo rammentandole che nei penitenziari della Repubblica risiedono criminali che attraverso una certa informazione, della quale lei è degna rappresentante, continuano a mietere vittime anche attraverso vergognose inchieste come la sua. Buona giornata!

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