Detenuto italo-ucraino secondo il Commissario della Polizia Penitenziaria di Pavia, voleva evadere: accusato di omicidio ora è a Opera

Vitaly Markiv, il 29enne italo-ucraino accusato dell’omicidio di Andy Rocchelli – il 30enne fotoreporter pavese ucciso in un agguato il 24 maggio 2014 nella regione del Donbass -, avrebbe progettato un tentativo di fuga dal carcere di Pavia pochi giorni dopo essere stato arrestato.

A dichiararlo è stato questa mattina Angelo Napolitano, commissario capo della Polizia Penitenziaria alla casa circondariale di Torre del Gallo, in una nuova udienza del processo in corso di svolgimento a Pavia. Markiv era stato arrestato dai carabinieri del Ros il 30 giugno 2017 all’aeroporto di Bologna, dopo essere sceso da un aereo proveniente dall’Ucraina. L’esponente delle milizie ucraine era stato poi condotto nel carcere di Pavia. Grazie ad alcune intercettazioni ambientali e a testimonianze raccolte all’interno della struttura penitenziaria, sarebbe emerso che Markiv voleva fuggire. Addirittura avrebbe confidato ad un altro detenuto il suo piano: voleva fingere un malore per farsi accompagnare in infermeria, a quel punto avrebbe aggredito l’agente sottraendogli le chiavi e aprendosi così la strada per la fuga. Proprio in seguito a queste notizie, il 22 luglio del 2017 si era deciso di trasferire Markiv al carcere di Opera (Milano), ritenuto più sicuro e dove è attualmente detenuto.

«Sono solo pettegolezzi carcerari, che non hanno nulla a che vedere con l’argomento trattato in questo processo», ha commentato a fine udienza l’avvocato Raffaele Della Valle, legale di Markiv. «Il mio assistito è un militare; è naturale che, una volta giunto in carcere, si sia informato di come è fatta la struttura – ha aggiunto Della Valle -. Forse può avere destato sospetto anche il suo atteggiamento spavaldo. Ma non c’è nessun reale elemento probatorio che attesti un suo reale progetto di fuga». Nel corso dell’udienza odierna è stato anche ascoltato il luogotenente Benedetto Vinciguerra che ha fornito informazioni tecniche sulle armi viste accanto a Markiv nei filmati a disposizione delle forze dell’ordine: si tratta quasi sempre di mitragliatori, ma non di un mortaio. Le ferite riscontrate sul corpo di Rocchelli, come ha confermato oggi Marco Ballardini (consulente del pubblico ministero), sembrano invece essere state provocate da colpi di mortaio o dall’esplosione di una bomba. Andy Rocchelli era stato ucciso mentre stava effettuando un reportage sulle sofferenze della popolazione del Donbass nella guerra tra separatisti filorussi ed esercito ucraino; nell’agguato aveva perso la vita anche il giornalista russo Andrei Mironov mentre il fotografo francese William Roguelon era rimasto ferito alle gambe.

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