Decreto Sicurezza Concorso Ispettori

Pregiatissimo Presidente del Consiglio prof. re Giuseppe CONTE,

 

 

                L`Associazione Club UDS -Uomini e Donne della Sicurezza-, se posta l`obiettivo di portare a conoscenza gli organi legiferanti delle reali problematiche che si affrontano per garantire sicurezza su tutto il territorio nazionale.

              Con la presente Le voglio rappresentare una problematica inerente il Corpo della Polizia Penitenziaria, riguardante un bando di concorso nel ruolo Ispettore bandito nel lontano 2008 e conclusosi nel novembre del 2017, con effettiva partenza per il corso di formazione nel mese di settembre del c.a.

Questa lungaggine, che alla fonte non ha giustificazione, in quanto non è stato oggetto di nessun ricorso o pendenza giuridica che potrebbe giustificare il modus operandi del Ministero della Giustizia e in particolare il Dipartimento dell`Amministrazione Penitenziaria, senza una valida motivazione ha di fatto operato contro un decreto ministeriale, D. M. 7 settembre1997, che nello specifico statuisce i termini e le modalità con le quali deve essere dato corso ad un bando concorsuale.

La lungagine ha di fatto precluso tutta una serie di prerogative che se analizzate, oggi, rappresentano una vera e propria negazione di un diritto.

Il D.M. 7 novembre 1997 impone all`amministrazione Penitenziaria le modalità e i tempi a cui si devono attenere.

La durata prevista, come limite massimo ragionevole è di 780 giorni per concludere le fasi concorsuali di competenza dell’amministrazione e 120 giorni previsti dal decreto ministeriale stesso per la nomina in ruolo.

 Nel caso specifico il concorso in esame ha avuto una durata superiore ai 10 anni e di circa un anno per programmare il corso di formazione che terminerà a febbraio del 2019.

Questo di fatto ha comportato l`evidente impossibilità ai vincitori di una progressione in carriera che in più casi è stato anche motivo di contenzioso, (Cass. 29 novembre 2012 n. 21245), infatti l’età anagrafica dei vincitori ad oggi preclude di aspirare ed arrivare all`apice della propria carriera.

Altra questione è l’intervenuto decreto Madia che ha di fatto ridotto le dotazioni organiche, imponendo alle amministrazione statali un taglio ingiustificato dei posti di servizio.

  Su questo ci sarebbero da scrivere libri, mi limito solo ad esprimere un concetto operativo, come si può pensare di eliminare posti di servizio nelle strutture penitenziarie in un momento dove la popolazione detenuta è   in continuo aumento e l’attività trattamentale di fatto aumenta il carico di lavoro del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Questo decreto, intervenuto ed entrato in vigore a distanza notevole dalla pubblicazione del bando di concorso ha negato ai vincitori di beneficiare dell`articolo 14 comma 7 bollettino ufficiale n. 11 del 15 giugno 2008 il quale recita testuale parole: Il personale nominato Vice Ispettore del ruolo maschile e femminile del Corpo di Polizia Penitenziaria sarà confermato nella sede d’appartenenza compatibilmente alla dotazione organica; infatti, se non ci fosse stata una cosi lunga durata del concorso i vincitori non sarebbero stati oggetto di altalenanti  decreti che giuridicamente hanno negato i parametri previsti nel bando di concorso.

Il profilarsi di tali condizioni, intervengono oggi, sulla sede di destinazione dei vincitori del concorso, che vedrebbero venir meno il diritto di rientrare nella sede, condizione che era alla base della partecipazione del concorso. L’età ormai avanzata dei vincitori è il fattore famiglia ormai consolidata nella propria sfera di vita, rappresenterebbe uno sconvolgimento sia personale che economico, che porterebbe sicuramente il concorsista a valutare la possibilità di rinunciare al grado, a fine corso.

Questo segnerebbe una sconfitta, e una spesa inutile, per l’amministrazione penitenziaria, che non sempre può avere la pretesa di 

operare in modo corretto, questo potrebbe essere condiviso se si sarebbero rispettate le prerogative del bando e della tempistica, in nessun Stato Europeo o internazionale, se mai visto che un concorso abbia la durata di quasi 11 anni.

Pregiatissimo Presidente del Consiglio,

Quello che gli chiediamo è di intervenire con un emendamento nel decreto sicurezza a tutela dei diritti dei vincitori, in tal senso mi pregio di sintetizzare i punti che interessano;

Riconoscere la decorrenza giuridica a far data dal 1 gennaio 2011, nel rispetto del D.M. 7 novembre 1997., infatti, su analoga questione è già intervenuto il TAR Lazio dove ha riconosciuto a 40 dirigenti dell’amministrazione penitenziaria, i quali hanno presentato ricorso per la lungaggini delle fasi concorsuali e dei danni economici ,  il diritto agli stessi l’avanzamento sia nel ruolo che di una somma come riconoscimento al risarcimento danni.

              In tal senso è opportuno riconoscere ai vincitori del bando le condizioni di vacanza organica a far data del riconoscimento giuridico, presupposto basilare circa le aspettative dettate dal bando concorsuale al momento della pubblicazione.

             Il tutto è anche contemplato dell’articolo 97 comma 2 della costituzione che obbliga i pubblici uffici a organizzarsi in modo da assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

             Il Corpo della  Polizia Penitenziaria ha un compito istituzionale di grande rilievo sociale, poco considerato tra i consociati e dal mondo politico, quest’ultimi in alcuni casi, in passato, hanno dimostrato deficienze nel merito del delicatissimo e complesso lavoro che si è chiamati a svolgere.

             La gestione di soggetti che rappresentano devianze, richiede una particolare conoscenza e preparazione per contrastare la profonda convinzione di personaggi poco clini al rispetto delle leggi.

          Alcuni burocrati posizionano il Corpo della Polizia Penitenziaria in seconda posizione o fascia b, nella scala gerarchica di importanza nel contrasto alle micro e grandi organizzazioni criminali, ma così non è, la Polizia Penitenziaria può sicuramente sostituirsi ad un Carabiniere o un Poliziotto, cosa che non può avvenire in senso inverso.

                  Per questo ci affidiamo a Lei affinché ci sia un nuovo metodo operanti. Usciamo dagli schemi che appartengono ad una deontologia ortodossa, obbligare i consociati a rivolgersi alle aule di un tribunale per farsi riconoscere un diritto già sancito da una legge, non deve essere una continuazione della politica di prima Repubblica; la speranza del cambiamento che ha tanto accompagnato l’ultima campagna elettorale ci appartiene e per questo confidiamo in Lei nel fare riconoscere i diritti ai vincitori del bando di concorso.

 

 

                                                                                    F.to       Il Presidente UDS                                                                                                                                                                                                                                  D.  G. FILIPPONE        

  

              

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