Immigrazione, accoglienza, parliamone

In Italia l’immigrazione non regolamentata è un problema, i flussi migratori che non passano dai controlli per l’iter di registrazione, cioè arrivi fantasma, rappresentano una vera e propria difficoltà per il controllo e la prevenzione di soggetti che girovagano per il nostro paese.

La norma fondamentale, testo unico 286/98, che riguarda l’immigrazione ci delinea come muoverci nel complesso mondo dell’accoglienza garantendo il pieno rispetto di chi arriva e una maggiore tutela per la nostra società.

Al momento dell’arrivo, lo straniero che vuole fare accesso in Italia, deve possedere due documenti, il passaporto e il visto di autorizzazione della propria ambasciata del proprio paese, che non deve essere, ovviamente, uno Stato appartenete alla Comunità Europea.

L’Italia ogni tre anni stabilisce e regola, con apposito decreto flussi, il numero massimo di stranieri che possono essere accolti nel nostro paese, numero che deve essere dilazionato in ingressi annuali.

Questo numero viene suddiviso in appartenenza di Stati stranieri, a tutti coloro che gli viene rilasciato il visto del proprio Stato, gli viene chiesto di compilare un modulo sul quale, oltre ai dati personali, si deve inserire la motivazione, lavoro studi malattia studi scientifici ecc. ecc., per la quale chiedono di fare ingresso in Italia.

Lo straniero che arriva ha otto giorni, come tempo massimo, per andare in questura ed avere rilasciato il permesso di soggiorno.

Da questo momento gli uffici competenti valutano la richiesta e ne verificano la veridicità, i provvedimenti, a seguito delle informazioni raccolti, possono essere,

  • Diniego di P.S., in quanto sono emersi fatti non chiari e incongruenti tra le dichiarazioni rilasciate e la reale finalità dell’ingresso, in questo caso il soggetto e respinto alla frontiera in quanto non si possiedono i titoli per permanere nel territorio Italiano.
  • Espulsione, che viene rilasciata dal Ministro degli Interni per salvaguardare l’ordine pubblico, sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo.
  • Espulsione del Prefetto in quanto entrati clandestinamente senza seguire l’iter necessario per l’ingresso nel nostro paese o perché comunque dalle indagini fatte il soggetto risulta essere responsabile di fatti delittuosi o appartenere a organizzazioni criminali.
  • Espulsione A.G. per condanna sopraggiunta per avere violato una legge dello Stato, la stessa deve essere minore di due anni o parte rimanente di una pena maggiore con residuo meno di due anni si chiede il rimpatrio dal luogo di provenienza.

Presupposti basilari, affinché si possa procedere all’espulsione sono, che il soggetto non abbia un parente di 2° grado nel territorio Italiano e che il paese di arrivo sia sicuro.

In Italia il reato di clandestinità viene punito con una sanzione che va da un minimo di 5000 euro ad un massimo di 10000, in questo caso però il Legislatore non ha tenuto conto che chi arriva non è nelle condizioni di pagare una tale somma in quanto tutti poveri, bisognerebbe adottare una modifica prevedendo altre sanzioni più efficaci nel contrasto all’immigrazione clandestina.

Dietro ogni sbarco, solo per fare un esempio, c’è un lavoro da parte delle Forze Armate e dell’Ordine che richiede l’occupazione di un numero importante di Uomini e Donne, che vengono sottratti al controllo del territorio.

Solo per fare un esempio, nel 2016 i dati ci dicono che sono arrivati in Italia ben 187 mila clandestini, ciò significa 187 mila notizie di reato 187 mila iscrizioni nel registro di reato, art. 335 c.p.p., il Magistrato di suo, deve chiedere la protezione internazionale Mod. C/3, significa altre 187 mila comunicazioni, il colmo è che con questo processo il procedimento penale viene sospeso, burocrazia assurda e inutile.

In Italia ci sono 20 commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale dislocate in 28 sezioni, nel dettaglio cosa succede, una volta che si presenta la richiesta ti viene rilasciata una ricevuta, che ti dà il diritto, dopo 60 giorni, di poter lavorare di poter usufruire della sanita e dei servizi scolastici, questo significa che tutto il lavoro anzidetto viene comunque invalidato da una semplice ricevuta.

Con le modifiche apportate dalla precedente legislatura si sono dati maggiori strumenti per permanere nel nostro territorio a seguito del diniego da parte della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, infatti è stato previsto che se viene dato il diniego per motivi X, il soggetto può ripresentare nuova istanza allo stesso viene rilasciato nuovamente il Mod. C/3  che gli consente nuovamente di accedere a tutti i privilegi sopra descritti, questa operazione può essere fatta all’infinito non ha un termine.

Ora analizziamo i tipi di forma di protezione e i motivi per i quali si può accedere.

  • Status di Rifugiato, sono coloro che sono perseguitati, nel loro Stato, per motivi di Etnia, Religione, Opinioni Politiche e altri motivazioni che comunque mettono in serio pericolo la propria vita. In questo caso, dopo cinque anni si acquisisce il diritto della cittadinanza, mentre da subito si può, per esempio, essere assunti nella pubblica amministrazione.
  • Protezione Sussidiaria, in questo caso il diritto che da titolarità di permanere nel nostro territorio è legato al fatto che il soggetto ritenga che nel proprio paese rischia sulla sua persona, Guerre, Sommosse, Violenza Generalizzata e addirittura se il soggetto nel proprio Stato commette un reato per il quale è prevista la privazione della libertà e le strutture carcerarie non sono in regola con quanto previsto delle regole internazionali si può avanzare la richiesta per la protezione sussidiaria. In questo caso viene rilasciato un permesso di soggiorno della durata di 5 anni, rinnovabile, e dopo dieci anni si acquisisce il diritto di residenza.

Il regolamento di Dublino lo conosciamo tutti, c’è stato presentato in tutte le salse, per cui è inutile affrontarlo, preferisco analizzare, a mio modesto parere, quali sono state le cause che hanno portato gli Italiani a percepire il fenomeno flussi immigratori, come problema sociale.

Il fenomeno trova origine in epoca in cui l’Italia attraversa una grossa crisi economica. In quel specifico momento gli Italiani si sono trovati ad affrontare il problema lavoro, l’economia bloccata la paura di una recessione più profonda la mancanza di interventi governativi che miravano ad alleggerire la pressione fiscale per i cittadini in grosse difficoltà e per le piccole e medie imprese, la mancanza di un governo eletto dal popolo che sarebbe stato sicuramente più incisivo sentendo il peso degli elettori che gli avevano dato fiducia, tutte circostanze che hanno avuto un ruolo cruciale nel creare preoccupazioni circa il futuro delle famiglie Italiane.

Ad aggravare la situazione ci pensa anche l’Europa che invece di aiutare il popolo Italiano contribuisce ad elargire grosse somme di denaro per sostenere gli immigrati, dando loro dei confort di tutto rispetto, mentre i nostri cittadini, e di questa mia affermazione troviamo verità nella cronaca di quel periodo, si suicidavano per problemi connessi alla loro cronica situazione economica e finanziaria, complice, almeno così si vociferava,  anche l’allora governo, che raggiunge un accordo con la Comunità Europea; l’Italia avrebbe accettato di accogliere i migranti salvati nel Mediterraneo in cambio della concessione da parte dell’Europa di maggiore flessibilità nei suoi conti pubblici.

Su questo non ho dati che possano confermare tale tesi, ma gli Italiani, in particolare la classe sociale più debole, ha dovuto assistere, inerme, a fiumi di fondi destinati ai profughi ed ad altri attentanti fondi donati agli Stati di partenza di questi barconi, che servivano a contrastare ed evitare nuovi arrivi, circostanza poco veritiera in quanto, ai tempi, gli arrivi erano un continuo e per lo più incontrollati.

Quello che ancor di più contribuì a creare un muro, furono le azioni messe in atto dal Ministro degli Interni, allora Minniti, che solo a titolo di esempio, bandi un concorso per 250 funzionari che dovevano sostituire chi già si occupava da tempo, a costo zero in quanto dipendenti dello Stato, i Dirigenti della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale.

In tutto questo bisogna pure aggiungere che a poco è valso il tentativo di far passare la questione come necessità, gli Italiani piano piano hanno iniziato a prendere la distanza dalla cultura dell’accoglienza, a tutti i costi, che l’allora governo ci obbligava a fare, con giustificazioni poco plausibili e per niente convincenti.

Da qui parte una campagna elettorale, fatta per opportunità per credenza per necessità, questo è di difficile collocazione, che porta un partito ad avere un grande ritorno elettorale, si conferma indubbiamente che gli Italiani hanno a cuore lo stato sociale del proprio paese e che non vogliono essere invasi da culture molto lontane dalle nostre.

E’ bastato far vedere che l’Italia non ci sta, non possiamo farci carico da soli di un problema Europeo, non siamo membri dell’Europa a convenienza, gli Stati membri in più occasioni se ne sono lavate le mani, si sono girati dall’altra parte nella totale indifferenza di un problema umanitario, addirittura qualcuno se pure permesso di darci lezione su come dover fare e puntando il dito su di noi.

L’Italia non può essere membro Europeo solo quando c’è da fare cassa, l’Europa deve già da ora comprendere che alle prossime elezione manderemo a rappresentarci, in parlamento, degni difensori del nostro paese che nulla hanno a che fare con l’attuale composizione maggioritaria, gli Italiani invieranno un messaggio chiaro, vogliamo che l’Europa inizi a tenerci in considerazione, a nessun altro Stato membro viene riservata l’attenzione che riceviamo noi, siamo i sorvegliati speciali, il DEF viene puntualmente bocciato chiedendoci continue modifiche, per non parlare dei finanziamenti a fondo perduto quasi sempre fatti con il fine di renderli di difficile accesso o finalizzato a progetti che nulla hanno a che fare con le realtà progettualistiche del nostro territorio nazionale.

 

                                                    F.to   Presidente UDS

                                                              D.G.FILIPPONE

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