Duro colpo alla Sacra Corona Unita, 12 arresti

Mandavano pizzini e non solo, comunicavano tra loro grazie anche ad un cellulare che erano riusciti a far introdurre nel carcere. Dalla prigione di Terni due delle figure storiche della Sacra Corona Unita impartivano alla nuova generazione, ordini da adottare sul territorio provinciale brindisino cercando di ricostruire e ricompattare un agguerrito gruppo criminale per il comando di Brindisi. I due detenuti comunicavano non solo con gli esterni ma anche con altri che si trovano in una ventina di carceri sparse per l’Italia.

Stamattina la Squadra mobile di Brindisi ha bloccato l’intento dei criminali arrestando 12 persone, tre delle quali già in carcere. L’accusa è per tutti di associazione per delinquere di tipo mafioso con l’aggravante di appartenere ad un’associazione armata.

Le indagini, svolte nel periodo compreso tra luglio e dicembre 2017, su impulso della Polizia penitenziaria di Terni, hanno fermato la linea di comando di una cellula criminale che fa riferimento ad una frangia storica della Sacra Corona Unita.

I poliziotti della Squadra mobile brindisina e la Polizia penitenziaria, hanno, sottoposto a perquisizione tutte le persone che avevano mantenuto una qualche forma di corrispondenza con i due detenuti.

Le perquisizioni si sono rese necessarie perché uno dei promotori dell´organizzazione criminale aveva manifestato l´intenzione di evadere dal carcere, e anche perché aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del magistrato che, in passato, lo aveva indagato e fatto condannare all´ergastolo.

Peraltro, per riuscire nel progetto di fuga, il recluso era entrato a far parte di una compagnia teatrale formata da detenuti. In occasione di una rappresentazione teatrale, poi, avrebbe fatto in modo di reperire un particolare filo, detto capello d´angelo, che gli avrebbe permesso di segare le sbarre e tentare così, l´evasione.
L´introduzione di questo filo diamantato sarebbe avvenuta attraverso una cintura, indossata da un familiare, per partecipare a un colloquio in carcere. Al passaggio presso il metal detector, il complice avrebbe dapprima tolto la cintura per superare il controllo, per poi indossarla nuovamente e sfilare da questa il filo, da consegnare al recluso durante il colloquio.

Donatella Fioroni

https://www.poliziadistato.it

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