Emergenza suicidi Polizia Penitenziaria

 

La Polizia Penitenziaria negli ultimi anni registra un crescente di suicidi degli appartenenti al Corpo.

L’amministrazione centrale ha cercato di affrontare il problema con studi di settore per individuare quali sono i problemi che portano un Poliziotto al suicidio, le poche indicazioni per fronteggiare l’estremo gesto non hanno portato ad avere segnali quantomeno indicativi sugli eventi suicidi.

Pensare di attivare un numero telefonico, dove il collega possa trovare un punto di riferimento, è stato un totale fallimento.

Il fenomeno è molto più complesso e non può essere risolto da tecnici. Bisogna prima di tutto toccare con mano e in prima persona cosa significa fare il Poliziotto Penitenziario, quali sono i carichi di lavoro e quanto incide il stare a contatto con soggetti dediti a vivere nell’illegalità e nell’assoluta e inquietante convinzione che le leggi le norme per loro non trovano applicabilità.

La carenza di personale che porta a ore di straordinario che incidono anche sulla vita personale e un elemento da sottoporre al vaglio.

Straordinario retribuito con una elemosina se paragonato al luogo dove si effettua il lavoro, questo potrebbe essere uno dei tanti elementi scatenanti del fenomeno suicidio.

Sobbarcarsi quotidianamente tutti i problemi che ogni recluso ti rappresenta, problemi che irrimediabilmente a lungo termine pesano sulle spalle di chi quotidianamente lavora nel carcere, a lungo andare ti fa vivere una vita che non ti appartiene, sottoporre quotidianamente la mente a quesiti ti porta inevitabilmente ad avere una visione distorta della vita nella normale quotidianità.

Le nuove direttive sul sistema carcere, attuate senza prima aver studiato gli effetti, per sopperire principalmente ai continui richiami che arrivano da Bruxelles circa i diritti di chi ha commesso un reato per garantirgli una detenzione dignitosa, nulla in contrario per carità, ma prima tu “Stato”, vuoi adeguare le strutture penitenziarie alle direttive impartite, vuoi intervenire per ristrutturare quelle realtà dove si lavora in condizioni di continue emergenze che di riflesso diventano pretesti di manifestazioni e continue prese di posizioni dei reclusi che si trovano un rappresentante dello Stato, il Poliziotto Penitenziario, su cui sfogare la propria rabbia, sia per i problemi strutturali che per la restrizione della libertà, che trasforma un uomo o donna che sia, in un soggetto che vuole, in una doppia personalità, primeggiare sul resto della popolazione detenuta con un atteggiamento da capo, ma contemporaneamente deve fare i conti con uno stato di limitazione dello spazio della propria libertà e di continua rabbia verso chi delimita tale libertà.

 Vuoi tu Stato prendere atto che sono i Poliziotti quelli che hanno giurato fedeltà alla bandiera e che forse gli stessi meriterebbero una maggiore attenzione e considerazione per il complesso e delicato lavoro che svolgono.

Poliziotti che lavorano in strutture fatiscenti, che presentano delle orribilità strutturali che per dignità e rispetto verso l’Amministrazione e meglio tralasciare, realtà dove non hai la possibilità di usufruire dei servizi igienici perché da decenni rotti, dove fai il turno di sentinella e dopo due ore di vigilanza  invece di andarti a riposare presso il Corpo di Guardia,, come in tutti gli altri Corpi che fanno sentinella, devi correre per andare sul piano per il cambio e addirittura in alcuni casi sei abbinato con sentinella e  titolare di piano.

Da non sottovalutare poi i turni di notte, compito istituzionale che si deve fare, ma mettete la polizia penitenziaria nelle condizione di lavorare nella normalità e non di continua emergenza per cui da un solo piano detentivo, come sarebbe normale che sia, te ne toccano due con il doppio dei detenuti e delle responsabilità, in alcune realtà addirittura abbinati con la sentinella.

 I turni di servizio che non sempre tengono conto di qualche richiesta di esigenza familiare anzi a volte proprio questo e motivo di contrasto tra le parti, che ti porta irrimediabilmente a valutare quanto energia mette l’amministrazione nel risolvere i problemi dei detenuti e la posizione che assume su richieste avanzate dal Poliziotto, che immancabilmente per vedersi riconoscere un diritto deve fare ricorso al tribunale o ancora peggio, valutando il costo del ricorso, lascia perdere tutto, accumulando nervosismo sofferenza perdita di fiducia nelle istituzioni.

 Questo ti porta a logorarti l’anima, ti porta a scontrarti con una realtà che a volte ti obbliga a rassegnarti e tenerti tutto dentro, rabbia che prima o poi sfocia obbligatoriamente in qualche direzione.

 Altra questione la lontananza dalla famiglia, si è vero quando ti sei arruolato sapevi che dovevi andare via dalla tua terra, non sapevi però che dopo dieci anni di servizio a viaggiare a fare il pendolare da Bolzano a Catania, tra mille difficoltà per avere concesso qualche giorno di congedo per stare con i tuoi figli con tu moglie con i tuoi cari, apprendi che il collega appena arruolato si trova già a casa, come!! ….oppure dopo due anni di distacco sindacale il neo assunto, prende servizio nella sede che tu da 10 anni metti come destinazione e che ancora non arriva e che non arriverà presto in quanto il fortunello di turno il grande sindacalista, appena arruolato, prende il tuo posto.

 Consideriamo anche la scarsa attenzione verso l’edilizia per i colleghi per le case in fitto, che potrebbero avvantaggiare l’unione della famiglia senza essere costretti a farsi carico di affitti esuberanti che incidono catastroficamente sulla busta paga, condizione che porta al continuare a fare il pendolare dalla propria terra dove magari hai la casa di proprietà.

A volte capita pure, anche se ormai si registrano pochissimi casi, di doverti scontrare con graduati che seppur nel torto assoluto grazie al grado, che non fa l’uomo “attenzione”, scredita anche agli occhi dei colleghi, solo perché è un superiore gerarchico e lavorando a contatto con il Comandante di reparto e il Direttore, distorce la verità come meglio crede.

” Corre ricordare, sempre se c’è ne fosse bisogno, che viviamo in uno Stato Democratico dove c’è un Giudice, monocratico o collegiale, un’accusa e una difesa, elemento importante e principio costituzionale vuole che per emettere sentenza le parti devono sempre essere sentite”.

Altro problema, da non sottovalutare e il costo della vita che è in continuo aumento a fronte di uno stipendio tassato e ritassato che non è coeso con l’avanzamento del fabbisogno reale di vita familiare.

 Ora, qualcuno leggendo quanto ho scritto mi punterà il dito contro, sbagliando, il mio vuole solo essere un contributo per dare qualche elemento da tecnico, nel piccolo della mia esperienza, su alcune questioni che potrebbero scatenare quel momento che ti porta a fare un gesto irreparabile, lo scrivo perché so i reali sacrifici che si incontrano, lo scrivo perché voglio bene ai colleghi e al Corpo perché credo in quello che faccio, perché so che il nostro lavoro permette alle persone oneste di vivere una vita più tranquilla.

Per questo vi chiedo di prendere il mio intervento come un contributo e non come un attacco.

Nell’immediato aprite una e-mail dove viene garantito l’anonimato, per dare la possibilità ai colleghi di sfogarsi, ma soprattutto fatevi inviare consigli su come intervenire e su quali questioni urgenti porre maggiore attenzione.

Presidente UDS

Domenico Gianluca Filippone

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