UNA STRATEGIA PER IL SUD

Il documento del Movimento Nazionale per la Sovranità individua le linee di sviluppo

I recenti dati del rapporto Pmi mezzogiorno Cerved 2017 non lasciano spazio ad entusiasmi.

Le piccole e medie imprese al Sud con più di 10 addetti e 2 milioni di fatturato, le più promettenti dal punto di vista occupazionale, sono poche: in tutto 24.420, il 17% del totale nazionale, a fronte di un numero di abitanti pari a 1/3 dell’Italia. Si sono ridotte significativamente, di ben il 22% dal 2009, contro una media dell’8,5% nazionale e il calo ha raggiunto punte del 30-31% in Calabria e Sardegna.

Di queste, solo 3.497 sono medie imprese.

Rapportando il numero di abitanti alle imprese, come segnalato dal prof. Del Pozzo dell’Università di Messina, si ottengono dati allarmanti: in Calabria vi è solo una Pmi ogni 1.424 abitanti (nel 2009 vi era una Pmi ogni 1.004 abitanti, con un peggioramento di oltre il 40%), contro una media nazionale di una Pmi ogni 444 abitanti. Nel mezzogiorno vi è una Pmi ogni 853 abitanti, il che significa che le probabilità di occupazione dei giovani sono, nelle migliori delle ipotesi, il 50% inferiori al Sud rispetto al Nord.

Il documento “Sud Sovranista” individua le linee per lo sviluppo. Occorre incoraggiare gli investimenti pubblici in infrastrutture, puntando decisamente sulla ricerca nei settori in cui l’economia meridionale può esprimere eccellenze.

Il Sud è competitivo in molti comparti; deve però accrescere il livello qualitativo della produzione e creare opportunità di lavoro, incentivando anche la domanda interna.

Occorre favorire le assunzioni di giovani con la decontribuzione totale per almeno 10 anni e la partecipazione al capitale o le garanzie sugli affidamenti bancari commisurati alle assunzioni.

Per assurdo, risulta che Simest (partecipata dallo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti) finanzia le imprese italiane che investono all’estero, di fatto incoraggiando i licenziamenti in Italia a vantaggio degli insediamenti esteri. E’necessario invertire la rotta, investire in Italia, abolendo così questi incentivi paradossali!

La Regione Calabria, dal 2012, ha previsto una Zona economica speciale a Gioia Tauro (evoluzione delle zone franche). Questo modello va esteso a tutto il Sud.

Bisogna incrementare le assunzioni di giovani nei centri di ricerca e nel mondo universitario, arginando la migrazione dei lavoratori più qualificati, e puntare su programmi di miglioramento produttivo e commerciale in cui collaborino le imprese e le università con borse di studio post-laurea o dottorato di ricerca. Proprio le 24.420 Pmi dovrebbero essere quelle coinvolte nel miglioramento dei processi produttivi, attraverso la collaborazione dei più meritevoli e talentuosi, atteraverso rinnovati sistemi di marketing e commercializzazione anche all’estero.

Se gli incentivi alle imprese saranno mirati, se la spesa pubblica sarà orientata alle eccellenze, si avrà un ritorno immediato in termini di aumento del Pil nazionale. Facendo comprendere anche al Nord che lo sviluppo del Sud è la premessa per una ripartenza della nazione. http://www.ilgiornaleditalia.org

Giuseppe Scopelliti

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