Ricongiungimento Famigliare “Disegno Legge presentato alla Camera”

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Disegno di legge “Ricongiungimento al coniuge lavoratore”

Onorevole Fabrizio Di Stefano

 

Onorevoli colleghi,

il diritto alla famiglia non è vissuto solo come problematica tra appartenenti nelle diverse forze armate e di polizia, tra militari e pubblico impiego ma soprattutto tra militari e coniuge impiegato a tempo indeterminato nel privato.

Questo sembra essere un argomento ‘blindato’, al quale spesso e volentieri le istituzioni restano apparentemente indifferenti, un tabù che evidentemente si ha tutto l’interesse a non divulgare e che si ha l’impressione venga trattato come un problema ‘di serie b’, vissuto da pochi sfortunati. Si tratta invece di un disagio comune che riguarda molte famiglie militari di tutta l’Italia, da nord a sud, senza alcuna distinzione.

Ancora non esiste una legge e neppure una circolare che preveda il ricongiungimento familiare al coniuge che lavora a tempo indeterminato nel privato e per i titolari di un’attività commerciale, se non per i Carabinieri che ne usufruiscono da alcuni anni grazie ad una loro regola interna. La domanda è d’obbligo, come mai le restanti Forze Armate non prevedono questa opportunità?

Con la crisi che investe il nostro Paese, è impensabile per il familiare civile lasciare un posto di lavoro stabile, che consente di poter contare su uno stipendio fisso di vitale importanza per il sostentamento dell’intera famiglia, ottenuto dopo molti sacrifici e che è stato fondamentale per l’acquisto di una casa tanto desiderata (con tanto di mutuo concesso grazie a due buste paga e che altrimenti sarebbe stato impensabile ottenere!). Quando si parla di pagare le tasse lo Stato non fa alcuna differenza tra famiglie statali e famiglie con coniuge privato pertanto vorrei che gli stessi diritti nonché l’identico interesse nel voler migliorare la nostra vita perché le famiglie devono essere trattate allo stesso modo!

Se si considera un militare di truppa dell’EI con un salario di 1300 euro mensili, non è materialmente possibile per un coniuge e convivente impiegato nel privato, pensare di lasciare tutto per raggiungere i propri affetti. Dopo anni e anni Militari Poliziotti Finanzieri Vigili del Fuoco continuano a fare i pendolari e a macinare chilometri e chilometri per raggiungere le città in cui le proprie famiglie risiedono, per poter trascorrere tempo prezioso con le loro mogli, i mariti, i compagni e i figli. Tutto questo senza considerare le missioni, i servizi, le esercitazioni, i campi, le navigazioni e tutti i loro doveri che li portano lontani da casa per settimane, mesi.

Da non sottovalutare poi la totale mancanza di ‘quotidianità’ e i relativi disagi che ne conseguono e che si ripercuotono non solo sui familiari e in particolar modo sui figli, ma anche sul militare stesso che presta servizio in una regione situata a chilometri di distanza, senza possibilità di ricongiungersi al nucleo familiare. A lungo andare risulta complicato non poter vivere giorno per giorno con i propri affetti, condividere le gioie e i dolori che la vita riserva stando l’uno accanto all’altra, uniti solo da un telefono o da un p.c.. Ne consegue che la serenità familiare viene messa a dura, durissima prova.

Come evidenziano le testimonianze raccolte tra le famiglie, di chi porta una Divisa, che vivono sulla loro pelle questa difficile situazione ‘’ancora più incredibile è dover fare i genitori part time vedendo crescere i propri figli in fotografia. Ogni volta tornare a casa è una tragedia, bisogna ricominciare da capo, far capire al proprio bambino che anche tu fai parte della famiglia perché a causa della distanza ti riconosce a stento, e appena se ne rende conto, vede il papà sulla soglia di casa con la valigia in mano, pronto a partire per l’ennesima volta, lasciando la propria moglie sola, che dovrà fare anche da padre e dividersi tra il suo lavoro, la casa e il figlio/a, aspettando e sperando che il proprio compagno, magari dopo un mese, possa venire a trovare la sua famiglia. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza che si prova.’’.

Si parla in questo caso di famiglie militari che vivono il pendolarismo da minimo 10 anni.

“Questa situazione logora il cuore e l’anima, ogni giorno di più. Ci si aggrappa alla speranza che le cose possano cambiare, che ci venga riconosciuto il diritto di essere una famiglia, di vivere accanto ai nostri cari, sotto lo stesso tetto, che i militari possano usufruire del cosiddetto ‘benessere’, che invece i poteri forti non sembrano mettere al primo posto. E’ arrivato il momento di dire basta, è giunta l’ora di rialzarci. Come prevede la Costituzione Italiana, tutti abbiamo diritto alla famiglia e a vedere crescere insieme i nostri figli, abbiamo il dovere di educarli, di essere dei buoni genitori, aiutarli nei momenti del bisogno, ad oggi questo per un ‘militare pendolare’ è praticamente impossibile. La scelta di amare una
scelta di unirsi in matrimonio e creare una famiglia con un Uomo o Donna che con il proprio lavoro garantisce sicurezza su tutto il territorio nazionale non dev’essere una condanna ma un ‘onore.”

La Costituzione Italiana prevede il diritto alla famiglia, ma attualmente viene riconosciuto solo ai militari che sono sposati con un coniuge impiegato nella pubblica amministrazione. Dobbiamo essere considerati tutti di serie “A”, nel 2016 ci si ritrova ad avere un posto fisso nel privato e ad essere discriminati, tenendo conto che questo tipo di trasferimento verrebbe richiesto solo dal personale delle forze armate e dell’ordine che vivono questo disagio e non comporterebbe quindi alcun onere finanziario nelle casse dello Stato.

 

TESTO

Art. 1.(Oggetto)

  1. Le disposizioni della presente legge si applicano al personale delle Forze armate, al personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, al personale del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

 

Art. 2.(Ricongiungimento al coniuge lavoratore)

  1. Al personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha contratto matrimonio civile, è riconosciuto il diritto, previa presentazione di domanda, di svolgere servizio nella città ove risiede il coniuge, secondo quanto è stabilito dall’articolo 3.
  2. Di prestare servizio nella sede più vicina alla propria residenza e comunque la sede di servizio non potrà essere oltre i 90 Km. dalla residenza del dipendente che ne ha fatto richiesta.
  3. Il limite dei 90 Km, potrà essere superato su richiesta del dipendente o su consenso dello stesso.
  4. il personale di cui al comma 1 art. 2, con figli diversamente abili, riconosciuti tali ex legge 104/92 art. 21, ha precedenza di trasferimento nella sede più vicina alla residenza del nucleo famigliare.

 

Art. 3.(Criteri per richiedere il ricongiungimento)

  1. può richiedere il ricongiungimento tutto il personale di cui all’art. 1, avendo i seguenti requisiti:

di aver contratto regolare matrimonio civile;

di espletare servizio fuori dalla regione in cui chiede il ricongiungimento e comunque che siano trascorsi almeno 3 anni dall’ultima assegnazione a domanda;

che il coniuge abbia un contratto di lavoro indeterminato da almeno 1 anno;

 

Art. 4. (Vacanze organiche)

  1. nelle sedi, in cui verranno a crearsi le vacanze organiche, a causa dei trasferimenti per il ricongiungimento familiare, verrà assegnato personale che ne ha fatto richiesta, attingendo dalla graduatoria nazionale per i trasferimenti;
  2. in mancanza di copertura da quanto previsto dal comma 1 dell’art. 4, verrà destinato personale neo assunto dal primo corso utile.

Art. 5. (Oneri finanziari)

  1. al personale delle Forze armate, al personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, al personale del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che beneficia della presente legge, non compete il congedo straordinario per trasferimento.
  2. Ai sensi della presente legge, il ricongiungimento non comporta la corresponsione di alcuna indennità di trasferimento. Pertanto, dalla sua applicazione non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello stato.

 

5 commenti

  1. francesco

    ottima proposta ma l’esito qual’è stato?
    cordiali saluti

  2. Bennet

    E per chi non ha il coniuge lavoratore?
    Non ha diritto alla famiglia?

  3. Vanessa

    Voglio crederci,perché dopo tre figli cui tutti minorenni (la più piccola 9 mesi)moglie di marito in Marina Militare e 16 anni di impiego;oggi viviamo tutti noi componenti familiari con l’ansia di vedere ogni 10 /15 giorni mio marito uscire dalla porta di casa e avvolte salutarci attraverso una chiamata perché si riparte nuovamente!Stiamo facendo questa vita da 5 anni a questa parte,dal giorno che è iniziato il calvario degli immigrati,io non ce la faccio più a reggere sola con le mie forze una situazione del genere e specifico che ho tre figli di cui il più grande ha 13 anni (e non mi metto ad elencare i problemi adolescenziali)l’altro ne ha 10 che sogna la notte che all’indomani torni il padre!e la piccola di 9 mesi!chiedo fortemente Aiuto !!!preciso siamo una famiglia di Lecce mio marito è a Taranto imbarcato su una nave : il problema non esisteva fino a 5 anni fa,finché noi lo vedavamo rientrare a casa…ora vi chiedo cosa posso fare per riavere la serenità della mia famiglia ?

  4. Alessio

    Gentile Presidente UDS D.G. Filippone, vorrei da lei un consiglio. Io sono un finanziere e mia moglie è un carabiniere, siamo separati da ben 350Km di stada e ci è ovviamente impossibile fare del pendolarismo quotidiano. Visto che la Gdf prevede il ricongiungimento familiare solo per il personale appartenente al Corpo, cosa dovrei fare nel frattempo che il Ddl n.2258 della XVI legislatura diventi legge? Vederla una volta al mese come sto ad oggi facendo? E poi?

    Grazie

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