Giù le mani dalla divisa

Un’Associazione privata (onlus), il cui nome evoca l’esistenza nel suo seno di operatori di polizia, ha gravato dinanzi al TAR del Lazio il decreto dell’ottobre 2014 con il quale il Questore della Provincia di Roma ha respinto la sua istanza volta a ottenere l’autorizzazione all’uso dell’uniforme, dei fregi, dei distintivi e delle mostrine da dare in dotazione agli associati operatori volontari. In effetti alcuni elementi dell’abbigliamento di quei volontari riproducono insegne analoghe a quelle identificative della Polizia di Stato, alcuni capi per foggia e colore sono simili a quelli in dotazione al Corpo di Polizia Penitenziaria, la divisa di rappresentanza risulta simile a quella precedentemente in uso al medesimo Corpo e, infine, i rami d’ulivo circondanti l’aquila dorata ad ali spiegate sembrerebbero riprodurre il fregio inserito nell’abbigliamento del Corpo Forestale dello Stato.

I giudici di primo grado hanno accolto il ricorso (condividendo la censura con la quale la ricorrente ha contestato che il diniego di autorizzazione possa basarsi sull’uso del termine “Polizia” e la censura relativa alla contraddittorietà del comportamento dell’Amministrazione che in altre sedi ha autorizzato l’uso dei segni distintivi di cui ora si tratta), costringendo così il Ministero dell’interno ad adire il Consiglio di Stato.

I giudici di Palazzo Spada (III Sezione) si sono pronunciati con la sentenza n. 3832 depositata l’8 settembre 2016: nel riformare la decisione del TAR, il Consiglio di Stato ha stabilito che l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza dispone di ampia discrezionalità riguardo l’approvazione delle divise e degli stemmi delle Associazioni di volontariato che, come l’appellata, svolgono attività di supporto a quella delle organizzazioni pubbliche, operanti in tale settore, al fine di evitare pericolose confusioni fra le organizzazioni private e quelle pubbliche. Dunque in forza di tale discrezionalità il provvedimento contestato, che si fonda su esigenze di pubblico interesse, è esente da vizi o da illogicità.

Il Supremo Consesso ha infatti ritenuto che se pure l’Associazione appellata sia stata autorizzata a inserire la parola “Polizia” nella propria denominazione, la stessa sia foriera di palesi equivoci, per cui il suo utilizzo comporta la necessità di rendere le divise e gli stemmi dei volontari immediatamente distinguibili da quelli degli operatori delle forze dell’ordine.http://www.ilquotidianodellapa.it/_mid

Rodolfo Murra

(14 settembre 2016)

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