Criticità Appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria-Suicidi-

Al Presidente Giovanni Tamburino

Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Roma

e,pc:

Alla Dr.ssa Simonetta MATONE

Vice CAPO Vicario DAP

Roma

 

 

Il Club U. D.S.-Uomini e Donne della Sicurezza- Associazione maggiormente rappresentativa sul territorio Nazionale, per il Personale appartenete al Comparto Difesa e Sicurezza, prendendo in considerazione le varie segnalazioni che ci provengono da parte del Personale del Corpo circa la tematica sulle condizioni di disagio della Polizia Penitenziaria, tenuto conto dell’alto numero, quaranta negli ultimi quattro anni, di cui otto solo nel 2012, si sono tolti la vita per cause identificabili sicuramente nella tipologia del complesso e delicato lavoro al quale è chiamato il Corpo, riconducibile anche  a situazioni di carattere personale, famigliare, motivazioni profondamente soggettive, da una visione di carattere famigliare e lavorativa.

Il 31 Luglio presso il DAP- Dipartimento Amministrazione Penitenziaria- Roma, si è tenuto un incontro tra rappresentanti dei lavoratori e vertici dell’Amministrazione, per cercare insieme di individuare delle soluzioni al dramma suicidi.

Incontro voluto dal Capo del DAP Giovanni Tamburino, che acquisendo il materiale sviluppato dal gruppo di  lavoro, costituitosi nel Dicembre del 2011, coordinato dal Vice Vicario Simonetta Matone, composto di Funzionari dell’Amministrazione, e psichiatri esperti del fenomeno suicidario, al fine di analizzare e formulare proposte tese alla definizione di una strategia di prevenzione, in tal senso si è ritenuto opportuno convocare i rappresentanti dei lavoratori per sentire il punto di vista degli stessi e valutare eventuali proposte nel merito della problematica.

Come palliativo la commissione ha indicato l’istituzione di un numero verde, e del servizio help line a disposizione del Personale che incontrando difficoltà nell’ambito lavorativo e famigliare può rivolgersi a tale servizio per rappresentare quelle che sono le complessità personali.

Considerando che a tutt’oggi ancora del numero verde non ne abbiamo tracce, ci chiediamo come si possa pensare che il Personale si rivolga a suddetto numero verde per esporre un disagio psicologico, sia

esso derivante o meno da stress lavorativo senza incorrere nella perdita della propria identità personale e professionale, tenendo in considerazione le prerogative e le qualità richieste per lo svolgimento di Compiti Istituzionali, sana e robusta costituzione fisica e piena integrità psichica, infatti, quello che c’è rappresentato dai nostri soci e simpatizzanti e che questo criterio sicuramente non riscontrerà le legittime attese del DAP, che sicuramente opera arguendo di intervenire sul benessere del Personale senza però tenere in considerazione gli aspetti individuali per la perdita della propria identità personale e professionale.

Nell’occasione l’Amministrazione ha manifestato l’intenzione di pubblicizzare, attraverso una campagna di sensibilizzazione, tra il personale, che prevede anche la distribuzione di una brochure informativa intitolata “Tendi una mano al telefono e… afferra la vita”, con la finalità di fornire degli strumenti a quei Colleghi che avvertono il disagio piscologico, affinché si diffonda la consapevolezza che la sofferenza psichica o emotiva non sono fattori di stigma e di perdita della propria identità personale e professionale, bensì conseguenze di un lavoro altamente usurante.

I punti indicativi rappresentati dall’Amministrazione sono tanti meritevoli di considerazione, uno tra tutti e quello del ricongiungimento famigliare, per una politica del riavvicinamento ai propri nuclei famigliari, infatti, da un sondaggio intrapreso dall’U.D.S. è emerso come il 65% del personale vive lontano dalla propria famiglia dalla propria moglie e dai propri figli, fenomeno questo che suscita tutta una serie di problemi che sicuramente gravano sullo stato psicologico del Personale.

Se l’Amministrazione riconosce che tra le varie problematiche vi è quella della distanza dal proprio nucleo famigliare, che costringe il Personale a stare lontano dai propri cari per periodi lunghi, che i compiti istituzionali sicuramente sono usuranti a causa della mancanza di personale, infatti, sé obbligati a dover fare doppi turni di servizio, ore di straordinari avvicendamenti interi a risolvere i problemi delle Utenze.

Finendo a ritrovarsi in una cameretta, di Caserma, da soli a risolvere i  propri problemi, che puntualmente sono gli stessi, incomprensioni con la moglie con i figli, consapevoli di non poter avere il diritto di dare loro dei consigli o imporsi circa dei comportamenti non consoni alla realtà della vita, diritto che viene meno per la distanza e la mancanza della figura Paterna o Materna nel nucleo famigliare.

A volte basta chiudere la porta della propria abitazione per scrollarsi da dosso tutte le difficolta della giornata, per lasciarsi alle spalle tutto lo stress dalla quotidianità e dalle criticità del duro e difficile lavoro, nient’altro poter staccare la spina, basta guardare i figli essere presenti e gioire con loro, pranzare o cenare con la propria famiglia, accompagnare i figli a scuola adempire tutti quei doveri di coniuge e genitore.

Situazione che si aggrava quando l’altro coniuge lavora, i problemi si moltiplicano e questo è un dato di fatto, da uno studio fatto sì e appreso come la distanza induce nuclei famigliari a dividersi, porta a separazioni violente che portano altri problemi, economici sentimentali ecc. Ecc.

Ora in virtù di quanto manifestato da parte dei Dirigenti DAP, si vuole raffigurare al Presidente Dott. Tamburino, cosa succede nella realtà.

Infatti, un Poliziotto Penitenziario che da più di dieci anni ormai fa il pendolare tra una sede dell’Italia settentrionale e la residenza della famiglia, Sicilia, non per scelta ma il tutto dettato dal fatto che il coniuge lavora in ente privato a tempo indeterminato, convinto che finalmente in fondo al tunnel s’intravede uno spiraglio di luce, trova il coraggio di rappresentare per iscritto la propria situazione famigliare.

Con tutti i buoni propositi invia al DAP una richiesta di distacco provvisorio senza oneri a carico dell’Amministrazione, nella quale in modo chiaro e trasparente rappresenta la criticità della propria famiglia, la quale attraversa un periodo d’incomunicabilità tra i coniugi.

Il primo dei motivi e la distanza, che è individuata come prima causa per la rottura del matrimonio, realtà che aggrava la situazione di declino dei rapporti tra i coniugi, con tutta una serie di circostanze che nella richiesta sono riportati con meticoloso scrupolo.

Per ovvi motivi non entriamo nei particolari, ci teniamo solo a indicare che nel nucleo famigliare ci sono dei figli, e che l’Appartenente al Corpo con il massimo degli sforzi svolge il servizio nelle sezioni detentive con professionalità alto senso del dovere e zelo, rappresentando lo stesso, che un periodo di presenza nella famiglia sicuramente avrebbe riportato la tranquillità anche psicologica.

Esimio Presidente Tamburino, dopo tutta la trafila e il tempo impiegato per far arrivare l’istanza agli uffici competenti del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dove addirittura, sembrerebbe che il Provveditore Regionale dava parere negativo, senza convocare il Poliziotto, o chiamare la sede dove svolge servizio, al fine di prendere visione della veridicità dell’istanza avanzata, onde evitare di aggravare una situazione complessa delicata e  drammatica già di suo, il Dipartimento, nega un periodo di distacco, che sicuramente avrebbe inciso sulla tranquillità famigliare, motivando il diniego con la ormai celebre frase, “copia e incolla”, carenza di Personale.

Presidente, la domanda sorge spontanea, o al DAP non c’è sinergia e comunicazione tra gli uffici e Dirigenti, oppure sul benessere del personale si fa tanta demagogia per buttare fumo negli occhi, oppure chiedendo scusa, non abbiamo, noi, compreso la strategia che Amministrazione sta adottando, per essere presente sui problemi rappresentati dal proprio Personale.

A volte basta veramente poco per scongiurare situazioni che portano a conclusioni drastiche, in questo caso rappresentato, sicuramente, la Direzione il Comandante e i colleghi che lavorano gomito a gomito con il Poliziotto, sono stati incisivi  dando conforto e aiuto allo stesso.

Come associazione vogliamo ringraziare di cuore il Direttore la Vice Direttrice e il Comandante di Reparto del carcere dove il Collega presta servizio, tutti insiemi comprendendo la difficoltà hanno sostenuto il Poliziotto dimostrando serietà e competenza, ma soprattutto “UMANITA”.

Esimio Presidente, lasciamo a Lei le conclusioni e le decisioni di quanto rappresentato, di certo comprenderà che bisogna sicuramente curare con più autorevolezza i casi come quello sopra rappresentato, solo grazie al fatto che il Poliziotto in questione affronta le difficoltà con lucidità con intelligenza e professionalità che lo caratterizza nel percorso di vita, ha evitato di sfociare in conclusioni ben più gravi.

Ci chiediamo se questo calvario fosse capitato a un collega psicologicamente fragile e stanco delle difficoltà, sentendosi abbandonato anche dall’Amministrazione, avrebbe affrontato con la stessa determinazione e lucidità le complessità rappresentatosi.

Rimanendo in attesa di cortese riscontro, l’occasione e gradita per porgere cordiali saluti.

Fr.to Presidente U.D.S.

Domenico Gianluca Filippone

3 commenti

  1. Salvatore

    grande Presidente, mi congratulo per l’iniziativa, sono ormai 5 anni che non aderisco a organizzazioni Sindacali, l’ultimo è stato il sappe, nel quale avevo riposto le mie speranze, speranze disattese, in quanto cosi come gli altri esce fuori solo nell’approssimarsi di ottobre. Seguo con interesse questo sito che non richiede soldi e fa interventi mirati su reali probblematiche, affrontandoli con onesta e umiltà, senza creare false aspettative o promesse da marinai.
    I suicidi del Corpo della Polizia Penitenziaria non sono da sottovsalutare, siamo stuffi di risolvere i probblemi dei detenuti ed essere nel totale abbandono della nostra Amministrazione, che fa solo tantissima demagogia, bisogna intraprendere delle iniziative che mirano al benessere del Personale e non al benessere dei Dirigenti che pensano solo a fare bella figura fregandosene dei veri probblemi.
    Speriamo abbiano il coraggio di rispondere a questo intervento, anche se scommetto nell’assoluto sordismo e poca considerazione di quanto rappresentato.

  2. Sebastiano

    Concordo con tutto, speriamo che la coscenza di qualcuno al dap, prenda atto realmente e seriamente dei morti del corpo, bellissimo intervento, presidente hai coraggio da vendere, siamo con te……

  3. Biella CC

    Oggi Caro Presidente dobbiamo dare atto che il club uds ha sicuramente intrapreso la strada a divulgare in modo chiaro e trasparente il mondo del corpo della polizia penitenziaria, infatti con questo intervento sicuramente a dato un pugno morale a tutte le organizzazioni sindacali che fanno tantissima demagogia evitando di scrivere nero su bianco la realtà dei fatti.
    assistiamo inermi a tantissime belle parole a tante promesse a richieste di iscrizioni a questo o quel sindacato perchè solo loro si impegnano per  i diritti nostri.
    in 20 anni di onorato servizio, poco meno dalla riforma del 1990/395, mai avevo provato tanta ammirazione nel leggere un articolo mirato a rappresentare problematiche del nostro  lavoro, la cosa che più mi ha colpito e la quasi assenza della parola detenuti, che non manca mai negli articoli di ogni genere e fonte fino ad oggi divulgati, conoscevo molto bene l’amico e collega di biella era un pendolare viaggiava stava lontano dai cari, gran lavoratore, grande persona, grande uomo.
    Lei Presidente scrive “ci ritroviamo da soli in una cameretta a risolvere i nostri problemi abbandonati dall’Amministrazione, questa e la dimostrazione che quanto da lei affermato si riscontra nella realtà.
    Sicuro che l’Amministrazione non risponderà a questo intervento, questo e dettato da esperienza maturata sul campo, figurati se ti rispondono…….rispondendo non potrebbe che confermare il tutto………..e figuriamoci…………
    Ora voglio solo rappresentare il grande dolore e il cordoglio ai famigliari nella  speranza che queste notizie non si devono più scrivere su testate giornalistiche siti ecc. ecc.

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