Roma, 2 agosto 2012: esiti del tavolo sindacale su disagio e rischio suicidio del personale di Polizia Penitenziaria.

                                                      DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA 

                                                                     UFFICIO STAMPA E RELAZIONI ESTERNE

 

Roma, 2 agosto 2012: esiti del tavolo sindacale su disagio e rischio suicidio del personale di
Polizia Penitenziaria.
Si è svolto il 31 luglio l’incontro con le organizzazioni sindacali, convocato dal capo del
Dipartimento Giovanni Tamburino, per affrontare le tematiche sulle condizioni di disagio della Polizia
Penitenziaria, siano esse di carattere personale, familiare o lavorativo, che possono porsi quali
concausa di reazioni critiche, sino al suicidio.
Nel corso dell’incontro si è voluto cercare, in una logica condivisa con i rappresentanti dei
lavoratori, gli interventi più idonei a fronteggiare una realtà drammatica, pur consapevoli che il suicidio
fonda su motivazioni profondamente soggettive e su fattori che spesso non consentono nessuna
previsione.
I dati riguardanti il fenomeno del suicidio di personale di Polizia Penitenziaria, riferiti agli ultimi
quattro anni, registrano complessivamente 40 casi, di cui 7 nel 2012. Il dato statistico, necessario per
un’analisi del fenomeno dal punto di vista quantitativo e per stabilire un raffronto con altri corpi di polizia
e la popolazione in generale, fornisce indicatori che consentono di affinare l’analisi qualitativa e le
strategie di prevenzione.
L’Amministrazione Penitenziaria da diversi anni ha affrontato, seppure con metodologie
diversi, il tema del benessere del personale attivando laboratori e corsi di formazione sull’argomento e
prevedendo la istituzione di “centri di ascolto”.
Nel dicembre 2011 è stato istituito un Gruppo di studio, coordinato dal Vice Capo Vicario
Simonetta Matone e composto da funzionari dell’Amministrazione, nonché psichiatri esperti del
fenomeno suicidario, con l’incarico di analizzare il fenomeno del suicidio tra il personale e di formulare
proposte tese alla definizione di un’omogenea strategia di prevenzione. Giunta al termine del mandato
la commissione ha prodotto un report indicando tra gli obiettivi la istituzione di un numero verde e del
servizio di help line a livello nazionale, richiesto negli anni anche dalle organizzazioni sindacali,
dedicato agli operatori penitenziari. Il numero verde sarà adeguatamente pubblicizzato attraverso una
campagna di sensibilizzazione tra il personale che prevede anche la distribuzione di una brochure
informativa intitolata “Tendi una mano al telefono e… afferra la vita”.
L’obiettivo è di fornire uno strumento alla portata di chi avverte un disagio psicologico, sia
esso derivante o meno da stress lavorativo, affinché si diffonda la consapevolezza che la sofferenza
psichica o emotiva non sono fattori di stigma e di perdita della propria identità personale e
professionale, bensì conseguenze di un lavoro altamente usurante.
Questo servizio fornito a livello nazionale si affianca a esperienze già attivate a livello
regionale grazie ad intese tra Provveditorati regionali, direzioni di istituti penitenziari e Aziende Sanitarie
Locali. Esempi positivi di collaborazione e condivisione di obiettivi che continueranno ad essere
operativi e che saranno sviluppati da ulteriori accordi e protocolli d’intesa tra l’Amministrazione e il SSN.
Sul versante della formazione, l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari ha predisposto un
progetto a favore del personale di Polizia Penitenziaria finalizzato all’analisi delle fonti di stress.
Analogamente, l’Ufficio della Formazione ha inserito, nel programma del 165° corso per allievi agenti,
un approfondimento dedicato al fenomeno.
Le considerazioni e le strategie indicate costituiscono un approccio operativo al problema, ma,
come appare ovvio, non esauriscono le misure da adottare che devono trovare la loro ispirazione,
principalmente, in una prospettiva di cambiamento del sistema di relazioni umane e professionali
spesso involontariamente trascurato a causa delle emergenze che si susseguono in istituto, dovute
anche alla situazione di sovraffollamento delle carceri e alla carenza di risorse umane e finanziarie.
E’ dovere dell’Amministrazione prendersi cura del disagio manifestato dal suo
personale e mettere in campo ogni possibile azione volta a ridurlo e a costruire un contesto di relazioni
favorevole.
Per realizzare un vero cambio di prospettiva assumono un ruolo di primo piano le nuove linee
direttive sui circuiti regionali, sui quali i Provveditori sono già al lavoro per presentare proposte operative
alla metà di settembre.
Le indicazioni fornite nella circolare costituiscono una scelta strategica dell’Amministrazione
per la razionalizzazione dei circuiti detentivi, grazie a una distribuzione oculata dei detenuti che
favorisce l’attuazione di un modello trattamentale capace di valorizzare in maggiore misura il senso di
responsabilità delle persone ristrette e, laddove possibile, consente un impiego del personale di Polizia
Penitenziaria ispirato a moderne logiche gestionali, non più ancorate esclusivamente alla staticità del
posto di servizio. La riduzione delle tensioni e degli atti di auto ed etero aggressività dei detenuti,
ampiamente dimostrata da esperienze già realizzate sul territorio, porteranno a migliori condizioni di
lavoro abbassando la soglia di insicurezza e di esposizione al rischio del personale.
Il raggiungimento dei fini istituzionali, in quest’ottica, inoltre, non solo non sacrifica i legittimi
diritti del personale normativamente prescritti, ma vuole sancire il definitivo passaggio del Corpo da
mero “presidio di custodia” del detenuto a Forza di Polizia dinamica e moderna, adeguata ai tempi e alle
situazioni. Una Forza di Polizia che ben potrebbe definirsi “di Giustizia”, in grado, grazie alla ricchezza
delle competenze, di diventare parte attiva e fondamentale dell’esecuzione penale e di coniugare il
concetto di sicurezza non solo attraverso la vigilanza ma, unitamente agli altri operatori penitenziari,
anche attraverso il trattamento rieducativo del detenuto. Il modello di “vigilanza dinamica”, tra le altre
cose, porta con sé la necessità di proporre anche riforme normative. L’Amministrazione a questo
proposito ha già, tra l’altro, approntato una proposta, rivolta all’Ufficio Legislativo del Ministero, tendente
ad abrogare o a riformare l’articolo 387 del codice penale riguardante la c.d. “colpa del custode” allo
scopo di tutelare il personale da possibili responsabilità non derivanti da dolo a seguito di evasioni di
detenuti.
Il concetto di benessere, in definitiva, va affrontato in un’ottica a 360° e chiama in causa diversi soggetti
e istituzioni che devono impegnarsi a creare le condizioni per migliorare, in primo luogo, i luoghi di
lavoro, ma abbiano attenzione anche ai momenti post-lavorativi e/ o delle relazioni familiari.
Si citano a esempio i piani di mobilità messi in atto, passaggio significativo per ristabilire una equilibrata
politica di riavvicinamento ai propri nuclei familiari, i fondi messi a disposizione diretta, all’inizio del
2012, di ogni singolo Provveditorato per “riqualificare le caserme” o adeguare i luoghi di lavoro alla
normativa in materia di sicurezza o, ancora, i progetti, realizzati dai Prap o dalle direzioni, relativi alla
edilizia convenzionata o alla possibilità di frequentare strutture per lo svago o lo sport. Recente è il
protocollo di intesa denominato “Angeli… Custodi all’Idroscalo” tra il PRAP della Lombardia e la
provincia di Milano che ha consentito di mettere a disposizione uno spazio dell’idroscalo di Milano al
personale di Polizia Penitenziaria e alle loro famiglie. E’solo un esempio: altre iniziative sono state
avviate in diverse realtà locali e forte è la sollecitazione affinché tali progetti siano promossi sull’intero
territorio nazionale.
Una spinta al sistema della comunicazione verrà data da una riorganizzazione del servizio dei rapporti
con gli organi di informazione presso i Provveditorati, per un ruolo attivo dei PRAP nell’assicurare
tempestività e trasparenza all’informazione istituzionale, salvaguardando l’immagine degli operatori, in
primo luogo, della Polizia Penitenziaria da ingiustificati attacchi sul suo operato e per la valorizzazione
delle sue funzioni, spesso generati da pregiudizio e scarsa conoscenza del sistema penitenziario nel
suo complesso.
Un aspetto, infine, che richiede particolare considerazione è la necessità di recuperare, specie da parte
di Direttori e Comandanti, le capacità di ascolto e rispetto verso le esigenze dei propri collaboratori,
capacità che sono alla base di ogni buona relazione umana e che assumono un valore determinante in
un contesto lavorativo naturalmente gerarchizzato.
Le misure e sollecitazioni fin qui descritte vanno intese come un “work in progress” non potendo
esaurire l’azione di un’Amministrazione che opera con la consapevolezza della necessità del
cambiamento, aperta al confronto con ogni articolazione del Dipartimento e a un confronto senza
pregiudizi con le OO.SS. di cui riconosce il ruolo fondamentale in questo irrinunciabile processo di
evoluzione.   http://www.polizia-penitenziaria.it

1 commento

  1. Ernesto

    Mi domando se quando l’Amministrazione scrive, pensa e rende pubbliche certe notizie, lo fa con convinzione e consapevolezza di scrivere delle enormi………………….oppure e veramente convinta di dire il vero e stare dalla parte della ragione, A COSA MI RIFERISCO, semplice, poco tempo fa presentavo domanda di distacco per gravi motivi famigliari dove indicavo e rappresentavo la difficoltà che la mia famiglia stava affrontando, vi garantisco che la mia famiglia ormai era completamente andata, o pure dei figli, ho cercato di far comprendere al meglio la particolarità e la necessita di essere distaccato presso la sede vicina al luogo di residenza della propria famiglia ho spiegato nella domanda tutte le difficoltà che stavo affrontando, e che se non riuscivo a stare vicino alla moglie sicuramente non avrei più avuto una famiglia, EBBENE IL DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA UFFICIO DISTACCHI E TRASFERIMENTI SAPETE COSA MI HA RISPOSTO NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e poi si permettono di scrivere  che una commissione ha rilevato che uno dei problemi da risolvere e quello di ridare tranquillità ai nuclei famigliari, tranquillità!!!!!  ma la commissione c’e’ mai stata in un carcere sa cosa si prova a vedersi rifiutare il diritto a rientrare a casa per cercare di risolvere una situazione famigliare che rischia di sfociare in ben altre vie………….tanto poi riuniamo un’altra commissione e scriviamo altre c………………………. Poliziotto Penitenziario ribellati ribellati

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